Shazam!

Shazam!

Avete presente il film de “L’apprendista stregone”? Beh…la base è quella, solo che invece di un imbranato giovane stregone abbiamo un adolescente con improvvisi poteri da super eroe.

“Shazam!” si basa sull’omonimo personaggio della DC Comics (non proprio uno dei super eroi più conosciuti oggi, ma se chiedete ai vostri genitori o nonni forse se lo ricordano, perché era abbastanza famoso negli anni  ’40) ed è l’alter ego di Billy Batson, quindicenne orfano che passa da una casa famiglia ad un’altra perché perennemente in fuga alla ricerca della sua madre biologica.

Billy, per una grossa botta di fortuna, si trova ad ereditare i poteri dall’anziano mago Shazam, che deve assolutamente trasferirli ad un giovane campione puro di cuore perché questi combatta contro il cattivo di turno, che si è portato via dal tempio dei maghi i demoni dei sette peccati capitali.

Ovviamente al giovane non viene spiegato quasi nulla, il mago anziano aveva fretta di chiudere il suo turno e passare la mano.
Ora ditemi voi: a 15 anni, sfigatelli come eravamo tutti (ammettiamolo), ci fossimo trovati improvvisamente col potere di trasformarci con un super fisico adulto (poi parliamone…il fisico che si è fatto venire  Zachary Levi…eh…eheh…siamo molto lontani dai tempi di Chuck, mamma mia se è cresciuto bene) e super poteri….che avremmo fatto? Danni, ovvio, anzi devo dire che lui quasi fa il bravo…
A cercare di tenere sotto controllo il giovane Billy c’è il super nerd esperto di super eroi Freddy, ovvero il suo migliore amico/fratello adottivo/palla al piede (dipende dal mood del momento di Billy).

La storia è abbastanza scontata, ovviamente, ma visto il genere di film non potete pretendere chissà quale variazione su tema! Il bene, il male, l’eroe che litiga con gli amici, poi quando prende un po’ di batoste si ripiglia, capisce che solo con loro ce la può fare e alla fine tutti felici e contenti.

Di questi film bisogna sempre apprezzarne la leggerezza, la piacevolezza della fiaba ben raccontata e personalmente qui mi è piaciuta (sì ok…forse la presenza di Zachary ha contribuito parecchio al mio giudizio…ma hei! Non giudicatemi! A me lui piaceva anche magrolino, sfigatello e nerd! E poi quella tutina rossa non gli dona proprio per niente…ecco…).

Insomma, volete un film come “L’apprendista stregone”, ma che non sia “L’apprendista stregone” perché lo sapete a memoria e la voce della Bellucci che si auto-doppia veramente vi fa esplodere il cervello ogni volta? Eccolo qui! Servito su un piatto d’argento!

 

Fast & Furious – Hobbs & Shaw

Fast & Furious – Hobbs & Shaw

Per favore…qualcuno mi dica cosa è successo…

Ok, mi potrei essere persa qualche film della saga…lo ammetto, mea culpa, sono stata poco diligente….ma, a prescindere da ciò, proprio non mi spiego come siamo arrivati a questo.

Come è possibile che da quella gran (fighissima) tamarrata di film sulle corse di auto super modificate, con accompagnamento di storia poliziesca, siamo arrivati a un mix tra Robocop, Terminator, con spruzzatina di Transformers? Come?? Quando?? Quando è successo???

Per carità, divertentissimo film…mi sono piegata più volte dal ridere (forse anche per via delle battute che mi scambiavo al cinema con gli amici, ma diamo il merito al film).
The Rock mi piace come personaggio, certo onestamente non me lo vorrei mai e poi mai trovare davanti….perchè probabilmente sono grossa un suo bicipite e…ecco….avrei paura…e l’accoppiata con Jason Statham (nel film Shaw) è spettacolare.

Prescindendo però da tutto l’umorismo, è..è…è molto vuoto questo film. Certo non che la saga, a partire dal primo, sia mai stata piena di contenuti profondi però non era così esageratamente, spudoratamente, vuota.
Insomma, c’è un momento del film in cui chiaramente vedi gli attori muoversi a caso, lanciare oggetti in giro senza uno scopo e darsi il pugnetto per occupare il tempo, tanto la musica zarra fa tutto! Ti distrae, balli, non vedi che in realtà non stanno facendo nulla! Non stanno veramente modificando le auto! (Poi…parliamo di dove secondo voi su un’isola abbiano potuto reperire tutto quanto in così poco tempo).

Le tempistiche! Ooooh…..quando un film ti da la soddisfazione di non avere la benché minima idea del trascorrere del tempo! Mezz’ora abbondante, in realtà sono 5 minuti!!! 5!!!! 5 minuti in cui si è fatto per bene a cazzotti, il sole è sorto ed è arrivato al mezzogiorno!

Ne avrei…ne avrei così tante da dire…e credetemi: sto ridendo come una scema a ripensarci, perché veramente fa ridere! E’ un film molto simpatico! Ma….tocca veramente dei livelli…la fisica signori questa sconosciuta…per un attimo mi sarei aspettata anche di vedere passare il Nonnino di UP con la casa e i palloncini, sarebbe stato adorabile come cross-over.

Non vi dico di non vederlo, anzi!! Vi prego, guardatelo!

Red Sparrow

Red Sparrow

Eccomi qui, dopo un’onesta assenza di otto mesi, con una nuova “recensione” (tra virgolette, perché come sempre è una roba scritta un po’ così…molto terra terra e fatta più per occupare spazio nel web che per altro). Lo so, sono pessima…ma abbiate pazienza: essere diventata un’adulta lavoratrice porta via tempo.

Oggi, primo giorno di ferie, mi sono dedicata a Red Sparrow, un film del 2018 diretto da Francis Lawrence (Hunger Games, Io sono leggenda, Come l’acqua per gli elefanti…insomma un amante delle trame leggere da domenica pomeriggio con gli amici, proprio perfette per farsi due risate) e tratto dal romanzo di Jason Matthews “Nome in codice: Diva”.

Protagonista è Jennifer Lawrence (dite quello che vi pare su di lei, ma io la amo, guardate un paio di sue interviste almeno, non si può non volere bene ad una donna simile: Jennifer Lawrence una di noi) nei panni di Dominika Egorova: ex ballerina, a seguito di un “incidente” avvenuto sul palco mentre danzava nel suo bell’abito rosso, che si ritrova per forza di causa (deve mantenere la madre disabile) arruolata in un segreto programma governativo.

“Ogni essere umano è un mosaico di desideri, siate il tassello mancante e a quel punto vi dirà tutto” così Dominika comincia il suo addestramento per diventare una Sparrow, cioè una macchina del desiderio nelle mani di una Russia moderna ancora guidata dalla guerra fredda.

La nostra protagonista, ovviamente, eccelle nell’addestramento: intelligente, legge le persone come libri aperti, fa quello che deve, con un po’ di faccia tosta, ma non si concede mai. Questo suo rimanere fedele a sé stessa le permette di portare avanti il doppio gioco tra Russia e Stati Uniti, alla base del film.

La storia nel complesso si sviluppa bene, forse….forse…(sarà il sabato sera che magari non mi rende proprio nel mood più adatto per un film di questo tipo) mi è sembrato un po’ lungo e a volte lento, ma nel complesso carino, con suspence e momenti di tensione in cui ho urlato “oddio bleah ti prego basta” (i russi vengono sempre raffigurati come dei sadici assurdi).

Come ogni buona pellicola che si voglia vendere anche qui abbiamo una tenera storia d’amore, che porta quella sfumatura rosa in mezzo a tutto quel rosso.
Devo dire che, rispetto a tante altre situazioni, qui il coinvolgimento emotivo non è di troppo e porta quel qualcosa in più, da un senso di tridimensionalità al personaggio di lei.

Il rosso é il colore dominante quando c’è Dominika: dai costumi, alla scenografia, c’è sempre almeno un dettaglio rosso che spicca in mezzo a tutto, oppure occupa l’intera scena, questo accorgimento scenografico personalmente l’ho apprezzato molto.

Voi lo avete visto? Cosa ne pensate?

Downsizing – vivere alla grande

Downsizing – vivere alla grande

Un fim che sarebbe potuto essere tutto…e invece non é nulla.

Downsizing aveva tutte le buone basi per essere qualunque cosa.
Sarebbe potuto essere una simpatica commedia, ma non fa ridere. Un thriller di fantascienza futuristica, ma a parte la bella pensata degli uomini minion non ha nulla di tutto ciò. Una tenera e coinvolgente storia d’amore, ma non coinvolge e non emoziona.

La dura verità è che questo è un piattissimo film, con una buona pensata alla base, che non si è riusciti a sviluppare.

Anche il nostro cucciolo eterno di Matt Damon sembra piatto e privo di emozioni.

Non riesco neanche a trovare la morale profonda nella trama…perché ci sono così tanti spunti che alla fine non vanno a parare da nessuna parte…boh…non saprei proprio.
L’amore non ha età, razza e misure? (Suona male, lo so…ma ci stava) Oppure: l’uomo distruggerà questo pianeta in ogni caso? O ancora potrebbe essere: non importa quello che farai, le caste sociali esisteranno sempre e comunque…
Non saprei proprio, ci sono troppi spunti e, davvero, nemmeno uno è portato a termine come si deve.

Sono molto delusa, il trailer mi aveva ingannata, mi aveva incuriosita tantissimo, sembrava che ci sarebbe stato quel tocco di mistero e di complotto, con contorno di storia d’amore, che si sa vende sempre bene.

Peccato…davvero…

Ritorno al Bosco dei 100 Acri

Ritorno al Bosco dei 100 Acri

Vi ricordate come eravate da bambini?

Chi sognavate di essere, cosa pensavate fosse importante…cosa eravate convinti non avreste mai e poi mai dimenticato e poi invece…piano piano è sparito col tempo?

Ritorno al Bosco dei 100 Acri é una tenerosa storia molto, molto, molto Disney. Dolcissima come il miele, di cui va matto Pooh, ma che vuole passarci un semplicissimo messaggio: la felicità la portano le piccole cose.

Christopher Robin ormai è cresciuto, sono passati 30 anni da quando ha salutato i suoi amici del bosco e ha affrontato moltissime cose nella sua vita: dal collegio, alla guerra, al lavoro che lo impegna tantissimo e lo tiene lontano dalla sua famiglia.
Il suo scopo dopotutto è poter donare una vita migliore a sua moglie e sua figlia, ma non si rende conto che in questo tentativo si sta perdendo il presente e l’infanzia di sua figlia.
La magia del Bosco dei 100 Acri gli viene incontro e Pooh si ritrova a Londra, dove le persone non si fermano a sorridere e a godere della gioia che un semplice palloncino rosso può donarti.
Pooh e i suoi amici porteranno Christopher a ritrovare la gioia delle piccole cose, quelle che sembrano stupidaggini, ma che ti permettono di ricordare cosa sia veramente importante nella vita.

La dolcezza disarmante dei pupazzetti del bosco non può che farci tutti riflettere su se siamo veramente felici.
Quello che facciamo ci piace? Possiamo farlo in modo diverso?
Ci ricordano anche che a volte le cose si risolvono semplicemente senza fare nulla…

– “Che giorno é oggi?” “Oggi è oggi” “Oh, il mio giorno preferito”-

Ready Player One

Ready Player One

Cosa dire….praticamente Spielberg ha preso tutte le sue opere e qualcosa di più, ha buttato tutto dentro un frullatore e ha creato la zuppa più buona e goduriosa che qualsivogliasi nerd potesse sognare.
Il tutto servito in un vassoio di realtà virtuale e videogiochi…..pura adorazione.

Chi più di noi nerd, che passiamo il sabato sera a vedere film piuttosto che uscire, può capire la bellezza dietro quest’opera?

Una trama travolgente, musiche studiate, grafica da videogioco in stile Final Fantasy….ho ancora la pelle d’oca.

Se dovessi per forza trovare un punto critico vi potrei dire che la storia di per sé non è la novità del momento, alla fine rimane molto basica: il bene contro il male, adulti ottusi e cattivi contro giovani buoni e pieni di sogni.
Il tutto che ovviamente si conclude con un lieto fine in cui una manciata di minorenni diventano proprietari della più importante società del mondo (la burocrazia esiste solo in Italia?).
In fondo rimane un film per ragazzi, un modo per sognare e immaginare l’impossibile, per  cui…perché no?

Quello che ho apprezzato molto è il messaggio finale che la storia vuole mandarci: vivere nella realtà perché in fondo è l’unica cosa…beh vera.
Un invito alle nuove generazioni, e non solo, di ricordarci che fuori di casa, lontani dagli schermi dei nostri computer e dei cellulari esiste un mondo immenso, che sì è più lento, ma è reale. Ci può far provare vere emozioni, che non possono essere mascherate con un software e di cui non dobbiamo avere paura, non dobbiamo permettere a queste di farci smettere di affrontare le nostre sfide la fuori.

Spielberg ci invita a saltare nel vuoto, a vivere sentendoci fortunati perché abbiamo anche solo un amico al nostro fianco, a dare quel bacio a quella persona che ci piace tanto perché potremmo pentirci di non averlo fatto.

In conclusione Ready Player One vuole essere, nella sua storia semplice, un inno al bello del vivere davvero, fuori dagli schermi, senza armature addosso.

A star is born

A star is born

A star is born é una di quelle storie che non hanno tempo.

Tutti i remake possibili e inimmaginabili avranno sempre successo, a meno che certo non si scelga una coppia di cani per fare i protagonisti.

Fortunatamente non é il nostro caso.

La nuova versione del 2018 di questa commoventissima storia d’amore vede come attori principali Lady Gaga (che io personalmente amo dai vecchi cari tempi di Poker Face) e Bradley Cooper, che in realtà avrebbe dovuto esserne solo il regista, ma fortuna vuole che la produzione non abbia apprezzato la sua iniziale scelta, per cui ci godiamo i suoi bellissimi occhioni azzurri (che mamma mia come sei bello).

Su Bradley Cooper non voglio spendere troppe parole per descriverne la bravura di attore, anche perché non sono in grado di essere obbiettiva con lui (siamo anime gemelle peccato lui non lo sappia).
Ci tengo invece a commentare la sua opera come regista, perché merita. Dalla scelta della fotografia al montaggio delle scene vieni portato dentro al film. Sei con loro sul palco, a fianco a lui all’ennesima sbronza, vivi con lei l’emozione di questo fortissimo amore che la porta ad accettare tutto di lui.
(Ammettiamolo ragazze…chi di noi se il nostro uomo ci facesse fare una figura del genere nel nostro momento speciale riuscirebbe a passarci sopra? A meno che per passarci sopra non si intenda sopra di lui con un carro armato, in quel caso saremmo in prima linea).

(***attenzione SPOILER****)

Tornando a noi, ho apprezzato moltissimo alla fine la delicatezza con cui viene fatto intendere, senza farlo brutalmente vedere, il momento del suicidio, con questa continuità nelle luci, che capisci e non capisci di non essere più sul palco con lei ed è tutto un delirio di emozioni che vanno a crescere trovando culmine nella canzone finale.

Ecco…la canzone finale…parliamone….

Sono stata brava tutto il film. L’ho guardato, apprezzato, mi sono coinvolta, ma ben cosciente di dove sarebbe andato a parare…ero pronta: psicologicamente ed emotivamente.
Eppure…alla fine…é stato un “non piangere, non piangere…troppo tardi” sicuramente colpa della voce di Lady Gaga che mi fa impazzire.

(***FINE SPOILER***)

Parlando invece della recitazione di Lady Gaga la si vede sicuramente molto coinvolta nel personaggio, ma forse lascia trapelare, soprattutto all’inizio, il disagio che lei provava nel recitare senza trucco, ma nel complesso del film é irrilevante.

Comunque sicuramente un bellissimo film, che rivedrò volentieri in momenti di depressione acuta in futuro, perché si sa che questo genere va a braccetto con certe occasioni.
Vi consiglio di vederlo e, se ne avete voglia, di farmi sapere cosa ne pensiate!